Un decennio di progetti e di studi. Tutti d’accordo su cosa fare ma non si è ancora mosso nulla

Un decennio di progetti e di studi. Tutti d’accordo su cosa fare ma non si è ancora mosso nulla

Domenica 09 Settembre 2012 Nel febbraio del 2001 il primo annuncio del sindaco Botta «Ho siglato l’intesa sull’ospedale in difesa non di interessi spiccioli ed emotivi, ma dell’intera città. Con l’assegnazione al Comune dell’area del San Martino, infatti, abbiamo garantito la crescita dell’Università in uno dei campus più belli d’Italia e regalato a Como uno splendido parco urbano. Inoltre, buona parte dei servizi sanitari ora in centro andranno in periferia. Quel poco che ho imparato di urbanistica in 7 anni mi ha convinto che questa era la scelta più giusta». Lunedì 19 febbraio 2001. Il sindaco del capoluogo, il compianto Alberto Botta, prende la parola in consiglio comunale. Sfidando le ire di parte della sua maggioranza, dà conto dell’intesa con la Regione sullo spostamento del Sant’Anna a Villa Guardia (progetto, com’è noto, poi naufragato) e si dice convinto di poter dare all’Insubria quel campus tanto auspicato e atteso dai promotori dell’Università lariana. Com’è andata a finire è sotto gli occhi di tutti. Del campus non c’è nemmeno l’ombra. Anzi, la prospettiva futura è piuttosto nebulosa. Se è vero che subito dopo la nomina in giunta, l’assessore all’Urbanistica di Palazzo Cernezzi, Lorenzo Spallino, ha detto chiaramente che Como «ha realizzato l’Università senza costruire un polo di accoglienza, ma personalmente sul campus sono molto scettico. Prima di ogni altra cosa – ha aggiunto lo stesso Spallino – va valutata la sostenibilità dell’operazione che riguarda aree di pregio ambientale. Si deve inoltre spiegare che fine fanno le strutture già realizzate. E in ogni caso, prima di esprimermi credo che si debba avere un disegno strategico complessivo. Una pianificazione a macchia di leopardo, oggi, è intollerabile». Il dibattito sul campus, in ogni caso, è uno di quelli che potrebbe riempire pagine e pagine di giornale. Scorrendo l’archivio del Corriere di Como si trovano centinaia di articoli. Leggerli oggi serve a capire quanto lunghi possano essere i tempi per la realizzazione di un intervento giudicato utile e necessario quasi unanimemente. Nell’aprile del 2003, ad esempio, l’allora coordinatore delle sedi staccate del Politecnico di Milano, Pierluigi Della Vigna, si diceva convinto della necessità di raccogliere la sfida rilanciata da UniverComo e dal suo presidente, Marco Citterio, e costruire finalmente la «cittadella universitaria comasca. Il campus è ormai da molto tempo uno dei sogni di questa città. È necessario continuare a crederci, perché finalmente sembra che intorno a questa ipotesi vi sia un ampio consenso. Credo che sia doveroso avviarsi davvero verso la concretizzazione del progetto». Aggiungeva Della Vigna: «L’ipotesi di costruire il campus nella stessa area una volta occupata dall’ospedale psichiatrico va sicuramente nella direzione giusta. E del resto mi sembra che su questo ormai concordino in tanti. Si tratta di una operazione ambiziosa ma fattibile, la cui realizzazione richiederà tempi lunghi che mi auguro non diventino “storici”». Nel maggio del 2006, tanto per ricordare un’altra data, Provincia e Università firmarono un accordo per il potenziamento e lo sviluppo dell’ateneo. «La firma dell’accordo – disse Renzo Dionigi, rettore oggi come allora dell’Insubria – testimonia l’attenzione di Villa Saporiti e segna l’avvio di una collaborazione ancora più solida». Da parte sua, il presidente della Provincia, Leonardo Carioni, aggiungeva: «Questo accordo segna una svolta. La Provincia di Como è impegnata anche finanziariamente per sviluppare e dotare l’ateneo di nuove infrastrutture e con l’intesa di oggi si pongono le basi per far compiere un ulteriore salto di qualità. Tra i primi impegni assunti, la volontà di realizzare il campus nell’area compresa tra le vie Valleggio e Castelnuovo, dove sorge l’ex ospedale psichiatrico San Martino. In particolare, Villa Saporiti si impegna a reperire i finanziamenti necessari, anche ricorrendo all’aiuto dei privati». Il 14 luglio 2006, in Camera di Commercio, venne poi presentato lo studio di fattibilità per il nuovo quartiere urbano “Campus universitario al San Martino”. Attorno al tavolo erano seduti il Comune, l’Insubria, il Politecnico, la Provincia, la Camera di Commercio e Univercomo. Di studio in studio siamo ancora al palo. Dario Campione