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Perse 100 imprese all’anno. Ma Guffanti è ottimista: «Si intravede la ripresa»

L’associazione dei costruttori Il presidente riconfermato ai vertici di Ance Como (m.d.) Un quinquennio nero per l’edilizia comasca. Dal 2008 al 2013 il settore lariano delle costruzioni ha perso 2.500 addetti e ha visto la chiusura di ben 600 imprese. Una media di cento ditte scomparse all’anno. Nello stesso periodo le ore lavorate annualmente si sono notevolmente ridotte, passando da 11 a 7 milioni. Ma il presidente dell’Ance, l’associazione dei costruttori edili della provincia di Como, è ottimista e vede i presupposti per la ripresa. «Il clima è ricco di incognite- afferma l’ingegner Luca Guffanti – ma lascia intravedere una luce, in lontananza». Secondo il numero uno dei costruttori comaschi, riconfermato ieri alla guida dell’associazione per il triennio 2014-2015, vi sono infatti i requisiti per superare la lunga crisi che ha colpito duramente il settore negli ultimi anni. «Il sistema bancario è tornato ad avere la facoltà di poter erogare crediti sia alle imprese sia alle famiglie – spiega Guffanti – Il Canton Ticino, inoltre, continua ad attrarre immigrazione che ha bisogno di alloggio e che ha capacità di spesa. E poi vi è l’industria del nostro territorio, in particolare il tessile e la meccanica, e soprattutto le aziende legate alle esportazioni, che hanno registrato un buon 2013 e un positivo inizio per quanto riguarda il 2014». Tutti fattori che lasciano ben sperare. Anche se, come detto, la recessione si è fatta sentire sul Lario. Tra il 2008 e il 2013 gli addetti nel campo dell’edilizia sono scesi da oltre 7mila a meno di 5mila; le imprese erano 1.700 e ne sono rimaste poco più di 1.100. Soltanto le piccole imprese hanno registrato lievi segnali positivi grazie ai benefici degli incentivi per la riqualificazione energetica e la ristrutturazione degli edifici. La stessa Ance ha dovuto ridurre l’organico, riorganizzare gli uffici e tagliare le spese, chiudendo tra l’altro il corso triennale dell’Espe, la scuola edile promossa dall’associazione. «Il cosiddetto “triennio”, ossia i corsi relativi alla scuola dell’obbligo – afferma Guffanti – è diventato economicamente insostenibile per le poche iscrizioni, non funzionale alle esigenze delle imprese e non più in grado di garantire, come in passato, un’occupazione agli alunni nelle nostre aziende». Ieri si è tenuto, nella sede dell’associazione in via Briantea, il rinnovo del consiglio direttivo. Alla guida di Ance Como è stato riconfermato Luca Guffanti. Tre i vicepresidenti: il perito industriale Enrico Bianchi, l’architetto Gloria Bianchi e, in qualità di presidente del Gruppo giovani, l’ingegner Filippo Pontiggia. Una dozzina i componenti del consiglio direttivo. Nel suo discorso, Guffanti ha parlato anche delle grandi infrastrutture realizzate o in corso di costruzione sul territorio, come per esempio la terza corsia dell’A9, la Pedemontana e la galleria di Pusiano. «Le infrastrutture – ha spiegato il presidente – sono essenziali perché un territorio possa essere competitivo, per cui ben vengano tutte quelle opere che si stanno facendo, le quali però vengono appaltate ad aziende di grandi dimensioni che poco hanno a che fare con la nostra provincia. Le potenzialità di sviluppo per le nostre imprese sono solo sul lungo periodo, in termini per esempio di manutenzione, perché nell’immediato queste grandi opere non hanno portato occupazione nè benefici economici alle imprese comasche». Infine, un riferimento al ruolo della pubblica amministrazione, senza dimenticare, a livello nazionale, la necessità di snellire la burocrazia ed alleggerire la pressione fiscale. «Vi sono amministrazioni che sono avvedute ed esperte e utilizzano tutte le risorse del territorio per far muovere il nostro settore – conclude Guffanti – Ve ne sono altre, invece, che si dimostrano estremamente rigide e non considerano quasi totalmente le istanze che arrivano dalla cittadinanza».

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