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Pisani scarcerato dopo tre mesi, Compostella torna libero

L’inchiesta sulla polizia stradale La decisione è stata presa dal giudice: «Appaiono misure più proporzionate e coerenti» (m.pv.) Gian Piero Pisani, ex vice comandante della Polstrada di Como, è uscito dal carcere del Bassone dove si trovava dal 25 marzo 2014 ed è andato ai “domiciliari”. Patrizio Compostella, ex comandante del corpo di via Italia Libera, è tornato libero. La decisione è stata presa dal giudice delle indagini preliminari. Quest’ultimo, preso atto che sono «decorsi i termini della custodia cautelare disposta con riferimento a tutti i reati contestati ad eccezione di quelli all’articolo 314 del codice penale (ovvero il peculato, ndr) e che pertanto, fatta eccezione per questi ultimi reati, la misura cautelare cessa di avere efficacia per legge», ha deciso d’ufficio – per quanto riguarda la posizione di Pisani – che al momento appare più «coerente e proporzionata una sostituzione della misura» in carcere con quella «meno afflittiva degli arresti domiciliari». Una ordinanza – quella appena citata e firmata dal giudice delle indagini preliminari Maria Luisa Lo Gatto – che giunge pochi giorni dopo la richiesta di “domiciliari” che era stata avanzata dall’avvocato della difesa, ovvero dal legale del foro di Como Davide Bartulli. Il gip, in quella occasione, sentito il parere sfavorevole del pubblico ministero Massimo Astori, non aveva accolto l’istanza. Cosa che invece ha fatto ora, dopo che sono decaduti i termini massimi di custodia (tre mesi) per la gran parte dei reati escluso il peculato (per cui sono sei i mesi di termine massimo di custodia cautelare). Da qui l’ordinanza che adegua la misura ai “domiciliari”. Pisani da ieri si trova di nuovo in famiglia dopo tanti giorni di carcere. Libero invece, come detto, il comandante Compostella che si trovava ai “domiciliari” e che grazie all’attenuazione della misura è tornato in libertà. Le accuse per Gian Piero Pisani parlano di abuso d’ufficio, falso, peculato e calunnia. Patrizio Compostella invece deve rispondere di falso, abuso d’ufficio e di un peculato di lieve entità. Il blitz che ha sconvolto la polizia stradale di Como risale al 25 marzo 2014 quando i vertici del corpo di via Italia Libera furono di fatto decapitati. L’indagine è ancora in corso al quinto piano del palazzo di giustizia e al centro delle contestazioni ci sono una serie di reati che comprendono multe non contestate lungo l’autostrada da Bergamo a Milano (per un ammanco considerevole nelle casse dello Stato), ma anche di contravvenzioni fatte togliere ad agenti che avevano parcheggiato in via Italia Libera e pure di un incidente in cui le responsabilità – secondo la Procura – furono invertite per favorire il figlio di un medico della Questura.

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