Categories: Lario Ad Arte

Gianfranco Sergio

L’AUTORE Gianfranco Sergio, con Sgarbi alla Biennale “tricolore” Gianfranco Sergio (nella foto di Davide Gaffuri, click per ingrandire) è nato nel 1961 a Rende (Cosenza) e vive e lavora a Como. Una delle sue personali più importanti è stata “Un macrocosmo in un microcosmo” alla galleria “Rinaldo Rotta” di Genova, a cura di Maurizio Marini. Nel 2009 ha tenuto l’antologica “Tra terra e cielo: il volo della memoria”, a cura di Edoardo Di Mauro, nell’ex chiesa di San Pietro in Atrio a Como. Nel 2011 è stato tra i non pochi comaschi – tra cui Vania Tam, Marcella Chirico, Pantaleo Cretì, Matteo Galvano, Fabrizio Bellanca ed Enrico Cazzaniga – invitati da Vittorio Sgarbi nella 54ª Biennale dedicata all’Italia nel 150° dell’Unità. Il suo sito è L’OPERA Omaggio alla cravatta “anticrisi” Lorenzo Morandotti Il mondo, così com’è, non piace? Tuffiamoci in una bella vasca di surrealismo. Non in quello storico (i comaschi ne hanno avuto qualche assaggio con la mostra di René Magritte del 2006, a Villa Olmo) ma con le opere del lariano Gianfranco Sergio. Grazie alle quali ci s’immerge in un mondo d’ironia libera e colorata. Rovesciare il nostro senso del familiare, sabotare le nostre abitudini, mettere il mondo reale sotto processo: questi erano alcuni degli imperativi del surrealismo magrittiano, secondo la studiosa Suzi Gablik. In Sergio il gioco è più sottile. Ad esempio, balza all’occhio il riferimento al futurismo e si sente che è erede della stagione della Transavanguardia, il movimento teorizzato dal critico Achille Bonito Oliva. Lo si vede nell’esercizio della citazione, sia colta sia popolare (dal fumetto e dal mondo della pubblicità, ad esempio). Ma Sergio ha anche altre corde. Dà vita a mondi di favola funambolica, ricchi (ma senza strafare) di allegorie. Che a volte sono comasche, come nel recente olio su tela “ I cravattai ”, da interpretare come divertente forma di esorcismo che intende cancellare lo spauracchio della crisi: il simbolo dell’eccellenza tessile lariana, la cravatta appunto, qui domina la scena, indossata da inquietanti maschere, in versione “maxi” – come pare avvenga nei momenti di maggiore edonismo economico, mentre nei periodi di “magra” è di rigore la cravatta slim. E mentre fuori dal dipinto si vuole trionfante l’abbigliamento casual pure nelle situazioni più ufficiali, la cravatta rimane sinonimo di eleganza e personalità tutta maschile. Sergio lavora così: gioca con frammenti di realtà – fiori, libri, punte, cappelli, giocattoli – per creare un mondo fantastico dipinto con tratto leggero, che come ha notato Barbara Martusciello, riecheggia capisaldi del fantastico come “Il Mago di Oz” e “Alice nel paese delle meraviglie”. GALLERIA (clicca su una immagine per visitare la Galleria)

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