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Colussi: «Speriamo nel 5%. L’Imu? Scomoda ma necessaria»

L’intervista – Il candidato sindaco per “La Destra” «Avevamo cercato l’intesa con la Fiamma, poi sono confluiti nel Pdl. No al razzismo, ma prima gli italiani» Nato a Gorizia il 5 gennaio 1958, sposato e con due figlie di 28 e 23 anni, Roberto Colussi, consulente assicurativo, è candidato sindaco di Como – dove vive dal ’65 – per “La Destra”. Finora, almeno a livello di partiti, è l’unico a non aver ricevuto la visita del “big” di turno. Colussi, come mai a Como non è arrivato il vostro leader, Francesco Storace, per sostenerla? Impresa troppo difficile? «È stato solo un problema tecnico. Semplicemente, non siamo riusciti a trovare il giorno e l’orario giusti per conciliare tutti gli impegni». A Como le destre si sono divise: Fiamma con il Pdl, Forza Nuova e voi da soli. Unire le forze era impossibile? «Ci avevamo provato con la Fiamma, poi loro sono confluiti nel Pdl e allora abbiamo deciso di correre da soli. Unirsi al Popolo della Libertà era davvero impossibile, i loro candidati sono in gran parte gli stessi responsabili dei disastri degli ultimi 5 anni». Ammetterà, però, che suona come minimo bizzarra l’alleanza tra voi e il candidato sindaco leghista a Cantù. Cos’hanno in comune la Padania e il simbolo del Tricolore? «Non nascondo che sia stata una sorpresa anche per me. Dovreste chiedere ai nostri colleghi di Cantù, però, le ragioni della scelta. Penso, comunque, che abbiano avuto un via libera dalla segreteria nazionale». Un’alleanza del genere è replicabile anche a Como? «La Lega potrebbe diventare un interlocutore, a Roma siamo entrambi all’opposizione. Il nostro limite invalicabile, in politica, è solo il centrosinistra. Con quei partiti ogni intesa ci è impossibile». Voi vi proclamate come “la vera destra”. Quali sarebbero i segni distintivi? «Siamo rimasti soltanto noi ad occuparci davvero di una politica sociale per le fasce deboli e per gli anziani, a insistere sulla sicurezza, a batterci perché le case pubbliche vadano prima agli italiani che non agli extracomunitari e poi a difendere la famiglia intesa come unione tra uomo e donna». Il tema dell’immigrazione è storicamente caro alla destra. Lei crede a una Como del futuro multietnica? «Noi non siamo razzisti e non abbiamo nulla a priori contro gli stranieri. Certo che, quando vedo interi quartieri di Como senza quasi più un italiano, capisco che così non va bene. E bisognerebbe attuare politiche per agevolare i comaschi a riprendersi le attività o comunque a non lasciarle». Ma non sarà che molti comaschi certe attività non le vogliono più mantenere? «Penso più che altro che la crisi mondiale incida e che la capacità di molti extracomunitari a svolgere lavori faticosi e umili, mentre noi siamo ormai abituati a vivere bene, possa produrre gli effetti che vediamo». Ho letto in precedenti interviste che non vi convincono affatto tutte queste liste civiche fiorite a Como. Perché? «Perché quasi tutte sono contenitori per politici di maggioranza e minoranza che vogliono riciclarsi. E di civico c’è ben poco». Uno dei provvedimenti più difficili da gestire per chiunque sarà il nuovo sindaco di Como sarà l’Imu. Lei come si comporterebbe con queste imposta? «Sarebbe bello eliminarla o non applicarla, come va predicando la Lega. Ma noi siamo contro l’incitazione alla disubbidienza civile: le leggi dello Stato vanno applicate, anche se scomode. L’Imu si potrebbe tenere al minimo, ma non dimentichiamoci che ai Comuni, oggi, servono soldi per realizzare le opere che i cittadini giustamente chiedono». Realisticamente, che risultato pensate di ottenere alle prossime amministrative? «Il riferimento sono le elezioni politiche del 2008, quando arrivammo intorno al 2,5%. Ora contiamo di recuperare una parte dell’elettorato orfano di An, di cui siamo i veri eredi, e arrivare magari al 5%». Emanuele Caso

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