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Risponde Agostino Clerici
È allarme in Italia riguardo al problema della violenza sulle donne. La cronaca ci “regala” quasi ogni giorno notizie raccapriccianti: giovani che sfregiano la compagna per gelosia; mariti ubriachi che picchiano la moglie in casa alla presenza dei figli piccoli; donne uccise, picchiate, violentate e via elencando. L’uomo - frustrato per la mancanza di lavoro, per la crisi economica, schiavo dei vizi che aggravano le finanze familiari - scarica la sua rabbia contro le persone più deboli, in un vortice di violenza senza fine. Il governo intende porre un freno legislativo al fenomeno, ma credo che ciò non sia sufficiente. In gioco c’è ben altro: la crisi di valori, il rispetto del prossimo, la mancanza di umiltà, l’incapacità di farsi aiutare... E poi, chi sa di amici, familiari o vicini coinvolti in questi fatti abbia il coraggio di far conoscere a chi di dovere (forze dell’ordine, associazioni, consulenti familiari, il parroco...) le violenze e i soprusi perché si ponga fine a un’escalation che - come spesso abbiamo visto - può portare al peggio.
Fiorella Federici
La nostra lettrice elenca come prima causa la crisi di valori, che sta all’origine di un mucchio di problemi che assillano la nostra società e non solo della violenza in generale e della violenza sulle donne in particolare. In tal caso il valore in crisi riguarda il significato dell’amore. Le notizie raccapriccianti di sfregi, botte e femminicidi hanno come terreno di coltura un’accezione sbagliata del legame d’amore che unisce un uomo e una donna. Questo errore è il frutto dei molteplici messaggi con cui l’amore viene oggi banalizzato, in cui la donna è ridotta a merce per l’espletamento di una sessualità istintiva o ad occasione per il riempimento di un vuoto affettivo. Paradossalmente all’origine di questa concezione malata dell’amore c’è un desiderio nobile e giusto: il bisogno di superare la solitudine dentro una trama di relazione. Ma l’amore è un’altra cosa, e non ci si improvvisa né amanti né amati. Agli adolescenti si è disposti a perdonare gli eccessi della malattia dell’amore, ma se l’adolescenza si prolunga all’infinito – per assenza di una vera maturazione affettiva – allora aspettiamoci problemi seri. Ed in effetti ci troviamo spesso di fronte a legami tra quarantenni o cinquantenni che sono ancora tutti impregnati di quella istintività e immaturità che caratterizzano i rapporti adolescenziali, con l’aggravante che le inevitabili delusioni d’amore vengono vissute come uno scacco matto. La mentalità diffusa da fiction televisive o da polpettoni letterari e strombazzata nei salotti che contano è favorevole a questo strano doppio equivoco: i ragazzini hanno fretta di vivere l’amore già come fossero adulti e gli adulti vengono esortati a viverlo come se fossero sempre ragazzini? Accade così che l’amore si prenda gioco proprio di quegli adulti rimasti adolescenti, che continuano a giocherellare con l’amore. All’origine degli episodi di violenza contro le donne c’è quasi sempre un legame d’amore malato in cui a prevalere sono la possessività ed un certo capriccio della libertà. Manca quasi sempre il senso della responsabilità reciproca, che aiuta a prendere atto della fatica di una decisione – sia essa quella di continuare un rapporto o quella di romperlo – con una sufficiente serenità, tipica dell’adulto. Tutto è maledettamente provvisorio – perché si ha paura del “per sempre” – ma, nello stesso tempo, proprio a quel legame d’amore così fragile è affidato il compito di garantire sicurezza e stabilità a tutta la vita. Per cui accade che il mondo intero crolla quando uno deve elaborare la decisione presa dall’altro – per motivazioni serie o anche solo per capriccio – di troncare improvvisamente una relazione. L’amore come possesso non funziona, e prima o poi genera morte. Nella maggior parte dei casi, è solo la morte del presunto legame d’amore. Ma, in casi di grave patologia, la passione sfrenata spinge ad abbruttire o addirittura ad uccidere colei che non si può più possedere. Il fenomeno può verificarsi anche da donna a uomo, ma in tal caso – assai più raro – la pena inflitta dall’amante abbandonato è più sottile: si sa, le donne usano l’agopuntura, laddove gli uomini vanno di spada? L’amore non è possesso dell’altro per sé, ma è decisione di donare se stesso all’altro. Non solo dono, quindi, ma decisione – ovvero continuità – nel dono di sé, nonostante le traversie della vita. L’amore non è emozione, ma intelligenza. E anche qui molto ci sarebbe da dire sui danni provocati dalla diffusa predicazione – che produce convinzione e costume di vita - del sentimentalismo dell’amore, della sua riduzione ad una emozione in cui si cade invece che ad una decisione che si prende. La lettrice potrebbe dire che ho preso il problema troppo da lontano. Vero. Naturalmente, considero il comportamento violento contro le donne come assai grave e da punire severamente. Le leggi possono aiutare a dissuadere e anche a prevenire. La segnalazione del problema è oltremodo utile per aiutare chi di dovere a prendere qualche provvedimento. Ma, ancora una volta, l’unica vera prevenzione è sul piano dell’educazione. Bisogna tornare a parlare in un altro modo della passione, dell’eros, del sesso, ma anche del sacrificio, dell’oblatività, del dono, tutte cose che hanno a che fare con l’amore, se vengono praticate ed insegnate in sapiente armonia tra di loro.
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