«Ha salvato mio figlio, il bimbo che ho in grembo avrà il suo nome» Stampa E-mail
Mercoledì 11 Dicembre 2013

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Il miracolo di Cantù
La madre del piccolo di 22 mesi soccorso dall’agente della penitenziaria sta per partorire

Scende dalle scale dello stabile dove abita. Una casa gialla a due piani affacciata su via Milano. La donna guarda fuori dalla porta posta a pochi passi dalla via. È timorosa, titubante, ancora spaventata. Poi vede Luigi, il salvatore del suo bambino, attorniato da una selva di giornalisti che nella giornata di ieri hanno raggiunto Cantù. Il volto della signora si apre in un sorriso ampio e sincero, come può essere solo quello di una mamma che vicina a una immane tragedia si è trovata a poter

di nuovo stringere il proprio piccolo tra le braccia.
Tutto per merito di Luigi Barbanera, l’agente della penitenziaria in servizio al carcere del Bassone dal cognome tanto particolare quanto affascinante proprio nell’immaginario dei bambini. Un “pirata” eroe che afferrando al volo quel bimbo di 22 mesi che precipitava dal secondo piano, ha compiuto un gesto difficile quanto encomiabile evitando il dramma. «Grazie, grazie, grazie», dice la donna all’infinito. Luigi prende il piccolo tra le braccia, come aveva fatto solo 24 ore prima in circostanze ben più drammatiche.
Questa volta però il bimbo piange e vuole tornare dalla madre, donna di origine nigeriana che è incinta e sta per dare al piccolo un fratellino. Il parto, tra l’altro, dovrebbe essere imminente, forse già la prossima settimana. E quel fratellino avrà per sempre il nome dell’angelo che ha salvato il piccolo dalla caduta: «Chiamerò il mio bambino con il suo nome, Luigi», dice la donna all’agente. «Ne sono orgoglioso», ribatte l’uomo che poi si informa sulle condizioni del bimbo e se il graffio sul volto è a posto: «Sta bene», dice la madre, «dall’ospedale mi hanno detto che sta bene, grazie Luigi». È la donna poi, con gli occhi ancora smarriti, a ricordare quanto accaduto il giorno prima: «Il mio bimbo dormiva - racconta con un filo di voce - Io sono andata di sopra a stendere i vestiti. Poi sono scesa e ho visto la finestra aperta. Mio figlio non c’era, anche la camera era vuota. Sono scesa di corsa in strada, poi ho visto quel signore con il bambino in braccio. Sono stata male, non respiravo più dallo spavento. Sono anche andata all’ospedale con il piccolo ma per fortuna è andato tutto bene». «Grazie, grazie, grazie - ripete ancora la mamma - Ha salvato il mio bambino, sarà per sempre lo “zio”».

Mauro Peverelli

Nella foto:
L’agente abbracciato dalla madre del piccolo di appena 22 mesi precipitato dalla finestra
 

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