| Il conto salato delle paratie divide i consiglieri regionali |
|
|
| Venerdì 10 Agosto 2012 | |||
Gaffuri: «La Regione paghi il contenzioso con Sacaim». Bianchi: «Il sindaco pretende la Luna»Consiglieri regionali in ordine sparso, anzi divisi. Nello scontro tra la Regione e il Comune di Como su chi dovrà pagare il conto salato da 2,8 milioni di euro per chiudere, con un accordo bonario, il contenzioso con la Sacaim, la società incaricata di realizzare le paratie, gli esponenti lariani che siedono sui banchi del parlamento lombardo hanno opinioni contrastanti. La Regione ha precisato di non poter intervenire nel contenzioso tra Comune e Sacaim, ma si è anche detta pronta a mettere a disposizione 5 milioni di euro per un nuovo progetto che porti a una soluzione definitiva del cantiere. Il Comune ha invece ribadito che la Regione deve mettere mano al portafogli pure per i 2,8 milioni di euro necessari per chiudere il contenzioso. «Il Pirellone deve pagare anche per l’accordo bonario tra Comune e Sacaim», attacca Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd. «Non credo che il sindaco Mario Lucini possa svegliarsi alla mattina e pretendere la Luna», replica il collega leghista Dario Bianchi. «Tutte le parti in causa devono sedersi attorno a un tavolo e trovare una soluzione», dice Paola Camillo, neoconsigliere regionale del Pdl. Netta, come detto, la posizione di Gaffuri. «Le varianti erano state concordate tra il Comune, nella precedente amministrazione, e la Regione stessa - spiega il consigliere del Pd - Il Pirellone quindi non può sottrarsi alle proprie responsabilità. Deve stanziare le risorse per l’accordo bonario. L’opera delle paratie è nata male, quindi bisogna cercare di chiuderla al meglio, riducendo al minimo i danni. Serve la collaborazione, anche economica, di tutti gli enti coinvolti». Dario Bianchi concorda sul fatto che quello delle paratie sia «un progetto nato sbagliato», ma respinge l’idea che spetti alla Regione risolvere il contenzioso con la Sacaim. «Il Comune è la stazione appaltante - sottolinea l’esponente del Carroccio - e se ha una controversia con l’impresa che esegue i lavori se la deve risolvere da solo, non è possibile pretendere che la Regione intervenga al posto suo». Il sindaco Lucini, secondo Bianchi, «deve inoltre mettersi nella testa che si tratta di un progetto di regimazione idraulica e che come tale non può essere trasformato in un progetto di semplice ampliamento della passeggiata a lago, altrimenti non solo la Corte dei Conti ma anche la Procura possono pretendere spiegazioni e aprire un’inchiesta». Il consigliere leghista punta poi il dito contro l’idea stessa delle paratie. «È un progetto sbagliato fin dall’inizio - afferma - I 20 miliardi di vecchie lire assegnati al Comune di Como per finanziare la costruzione delle barriere antiesondazioni con i fondi della “Legge Valtellina” avrebbero dovuto essere destinati ai Comuni dell’Altolago, che li avrebbero utilizzati meglio e in maniera più appropriata. Si sbagliò allora a inserire anche Como tra i beneficiari di tali fondi. Sono stati soldi buttati, anche perché di grandi esondazioni in città, dagli anni Ottanta a oggi, ne ricordo soltanto una». Meno drastica la posizione di Paola Camillo. «Non penso che la Regione sia contraria all’avanzamento dei lavori - afferma l’esponente del Pdl - Credo che tutte le parti in causa debbano sedersi attorno a un tavolo e, accantonando le questioni di principio, trovare una soluzione per far ripartire il cantiere. Tutti dovrebbero fare un passo indietro. Sarebbe necessario riaprire il lungolago, almeno in alcune porzioni, come avvenuto temporaneamente grazie a Gianluca Zambrotta». Marcello Dubini
|



Gaffuri: «La Regione paghi il contenzioso con Sacaim». Bianchi: «Il sindaco pretende la Luna»
