Cavadini: «Monumento sempre aperto». Tutto top secret per la mostra del 2013 Stampa E-mail
Venerdì 10 Agosto 2012
Ma Gaddi rilancia: diventi il nostro Guggenheim, uno dei primi dieci in Europa
Siamo alla vigilia di un decennale virtuale: quello delle grandi mostre di Villa Olmo a Como partite nel 2004 con Joan Miró (nella foto, il parco nel 2001). Virtuale, perché con il cambio di fantino il cavallo di Palazzo Cernezzi ha deciso di mutare rotta: la giunta di centrosinistra e il suo assessore alla Cultura Luigi Cavadini hanno dettato una linea che vuole differenziarsi - pur dandole atto di aver avviato un processo virtuoso per la villa - dalla gestione degli eventi espositivi firmata dal precedente titolare della delega, Sergio Gaddi.
Mai più «mostrifici», dice Cavadini, che puntano al successo del botteghino senza produrre ricerche innovative sulle opere e sugli artisti ospitati. Pare sempre più concreta l’ipotesi che a Villa Olmo nella primavera 2013 tocchi a un maestro lariano come l’architetto futurista Antonio Sant’Elia, con una versione riveduta e corretta della mostra dei suoi disegni di proprietà comunale, ipotizzata sotto l’era Gaddi in Pinacoteca. Dovrebbe essere una mostra articolata di fatto in più sedi: in via Cantoni e anche a Palazzo Volpi, in via Diaz, dove i disegni del maestro della “Città Nuova” sono conservati in permanenza. Ma tutto è ancora top secret, nulla ha il crisma dell’ufficialità. E senza adeguata programmazione e conseguenti piani di investimento, è difficile ipotizzare per Sant’Elia un successo pari a quello dell’ultima zampata gaddiana a Villa Olmo, La dinastia Brueghel: 92mila spettatori, con 300mila euro di investimento nella promozione e altrettanti provenienti da sponsor privati reperiti direttamente dallo stesso Gaddi. L’obiettivo del programma elettorale di Mario Lucini è destinare Villa Olmo in toto a scopi culturali e avviare un dibattito sullo strumento giuridico più idoneo a gestirne le funzioni culturali. «Dateci tempo, siamo insediati da appena 8 settimane» ripetono l’assessore al Patrimonio Marcello Iantorno e il suo collega Luigi Cavadini, che ha anche la delega al Turismo.
Quest’ultimo promette che Villa Olmo non sarà abbandonata e anzi rimarca che da settembre Villa Olmo tornerà pienamente operativa con un susseguirsi di iniziative (la kermesse libraria “Parolario” e poi la rassegna di arte tessile “Miniartextil”) e lancia una prima proposta operativa per intensificare la vita culturale di Villa Olmo.
«Villa Olmo - dice Cavadini - sarà sempre più un luogo di manifestazioni di mostre e di incontri. Vogliamo continuare il discorso avviato da Gaddi, perché la storica dimora diventi un luogo vivo della città».
Gaddi ha già annunciato che un progetto a sua cura per il decennale delle grandi mostre lo presenterà. «Dobbiamo renderci conto che a Como è cambiata l’amministrazione - dice Cavadini - e il programma di governo non lo si fa con la minoranza. Confermo, è prematuro parlarne ma a Villa Olmo ci sarà una programmazione. E nei momenti in cui la struttura non ospiterà eventi, dovrà essere visitabile comunque dal pubblico, in permanenza, offrendo ai visitatori documentazione scritta, in più lingue, sulla sua storia e le sue particolarità artistiche e architettoniche. Con noi la gente non troverà mai chiuso a Villa Olmo: sarà una “casa della cultura” da vivere anche come bene in sé».
Cavadini ipotizza che il tutto possa essere operativo per la prossima stagione turistica estiva, nell’ambito di uno specifico percorso turistico che inviti alla riscoperta delle ville storiche del lago.
«La parola e la decisione ora sono in tutto e per tutto in mano alla giunta attuale. Io la “prova del nove”, con nove mostre e quasi 900mila visitatori in tutto, l’ho già fatta di fronte alla città e ai cittadini - risponde da parte sua l’ex assessore Sergio Gaddi, che il 23 porterà i dipinti dell’esposizione di Brueghel a Tel Aviv - Rilancio la mia idea: Villa Olmo diventi centro espositivo permanente a livello internazionale, può essere il nostro Museo Guggenheim, uno dei primi dieci in Europa. Con i necessari adeguamenti per il piano primo e secondo: ascensori e impiantistica. Ed è inutile contrapporre e mettere in conflitto il patrimonio culturale locale con i grandi nomi internazionali perché devono necessariamente coesistere. La dinastia dei Brueghel non è alternativo ad Antonio Sant’Elia, ma complementare. L’uno non può fare a meno dell’altro». Senza più un progetto di “grande mostra” definito, per Gaddi, Como poi rischia di essere di nuovo surclassata da Lugano, come avveniva 10 e più anni or sono: «Stanno per inaugurare il nuovo centro espositivo polivalente, il “Lac” - dice - Negli ultimi anni dal punto di vista della programmazione abbiamo surclassato Lugano, ma adesso rischiamo di essere messi sotto, se non manteniamo lo standard seguito in questi anni. Lo ripeto: i numeri delle grandi mostre derivano dalla loro qualità, non sono affatto “figli di nessuno”».

Lorenzo Morandotti

 

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