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Grandi mostre. Futuro incerto Stampa E-mail
Sabato 04 Agosto 2012
La città che cambia - Gli orizzonti da chiarire dell’era Cavadini dopo il “no” agli eventi di Gaddi e le prospettive per i prossimi mesi
Quante e soprattutto quali mostre proporrà la nuova gestione della cul-
tura a Como, dopo l’insediamento della giunta guidata da Mario Lucini?
Negli anni passati, corrispondenti ai due mandati del sindaco di centrodestra Stefano Bruni, la polemica estiva e poi autunnale sulla mostra “principe”, quella da ospitare a Villa Olmo, erano un “must” e si basava non solo sull’incertezza su artisti e temi ma anche sulla fondatezza economica dell’impresa. Il tutto alimentava dibattiti e consigli comunali infuocati.
Ora, con l’arrivo dell’assessore alla Cultura Luigi Cavadini, che è anche critico d’arte (laureato però in Matematica, mentre il suo predecessore Sergio Gaddi ha un’altra professione, basata sempre sui numeri: è commercialista), si è tornati all’anno zero ed è esploso il dibattito: mai più mostre basate sul solo ritorno di immagine in termini di pubblico, ma mostre “di ricerca” e di sostanza.
Così vuole lo stesso Cavadini, che una settimana fa, alla chiusura della mostra La dinastia Brueghel da 92mila visitatori ha di fatto sancito il cambio di rotta dando addio ai «mostrifici» e chiudendo la porta a una eventuale “ripartenza” del progetto delle grandi mostre di Gaddi, che l’anno prossimo avrebbe festeggiato il decennale.
In verità Gaddi non è stato alla finestra (lo aveva peraltro già fatto capire in modo piuttosto esplicito) e come rivelato dal “Corriere di Como” l’altro ieri ha messo le mani avanti in merito alla carriera di curatore coltivata a Palazzo Cernezzi: un evento che trarrà spunto da quello comasco, a sua firma, senza dipinti come I sette peccati capitali di Hyeronimus Bosch, e anzi con un palinsesto diverso, è in programma a Roma al Chiostro del Bramante. La mostra, che avrà un catalogo realizzato ad hoc, sarà sotto l’egida dello studio Arthemisia e terrà banco dai primi di dicembre.
Gaddi - che dal 23 agosto accompagnerà la mostra comasca su Brueghel ora “parcheggiata” ad Amsterdam nella prima tappa del tour mondiale a Tel Aviv - è comunque intenzionato a presentare alla giunta di Mario Lucini, dai banchi della minoranza di Palazzo Cernezzi, un “suo” progetto di grande mostra per Villa Olmo da ospitare nel 2013.
Argomento top secret: potrebbe essere un carnet di espressionisti tedeschi, una collezione di Van Gogh o una di Pop Art, stando a quanto trapelato all’epoca in cui l’ufficio Cultura era in mano a Gaddi, che ora agisce come battitore libero sul mercato delle mostre, pur traendo frutti dagli onori di prodotti “made in Palazzo Cernezzi”. E intende farlo in tempo utile e non in zona Cesarini (cioè entro l’autunno), per lasciare la palla della decisione finale totalmente in mano a Cavadini.
Ma le prospettive, stando al veto sostanziale posto da quest’ultimo, non gli paiono favorevoli. Sembra tra l’altro sempre più in auge l’ipotesi di ospitare come grande evento a Villa Olmo per il prossimo anno una versione più articolata e ripensata della mostra che sotto l’era Gaddi si stava progettando per la Pinacoteca, ossia quella dedicata ai 160 disegni che Palazzo Volpi conserva del maestro dell’architettura futurista Antonio Sant’Elia. Un patrimonio tutto comasco, che il mondo invidia: alcuni disegni saranno esposti nel 2013 al Museo delle Arti di Valencia e nel 2014 al Guggenheim di New York.
Cavadini potrebbe ampliare l’obiettivo per una celebrazione su più vasta scala del Futurismo, in cui potrebbero entrare in gioco anche voci dell’architettura di oggi: non è peregrino osservare che in questi giorni (e fino al 16 settembre) al Museo Picasso di Malaga sta curando assieme ad altri studiosi la mostra El cartel europeo 1888-1938, una retrospettiva sui manifesti storici tra i due secoli in cui c’è un pezzo tutto comasco, un’opera realizzata per una mostra all’Istituto Carducci da Fortunato Depero. Pare però che i curatori della mostra su Sant’Elia a Como, Alberto Longatti e Luciano Caramel, i principali conoscitori dell’opera dell’architetto futurista precocemente scomparso durante il primo conflitto mondiale, non siano del tutto d’accordo di trasferire la mostra da via Diaz a via Cantoni. Di fatto, comunque il pubblico di Como non rimarrà vedovo di mostre. Oltre a quelle già calendarizzate negli spazi pubblici cittadini sotto la gestione Gaddi e che Cavadini ha intenzione di confermare in toto, “smaltendo” l’agenda fino ai primi mesi del prossimo anno, un evento su Sant’Elia sarà comunque da preventivare.
Tanto che si è già stabilito un cronoprogramma definitivo per la consegna del catalogo e per l’allestimento delle postazioni multimediali che permetteranno di valorizzare in modo permanente, per iniziativa e con finanziamento del Rotary, un materiale particolarmente delicato come quello dei disegni di Sant’Elia.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Un momento dell’allestimento della mostra “La dinastia Brueghel” dedicata alla famiglia di artisti fiamminghi del Rinascimento inaugurata da Pieter Brueghel il Vecchio
 

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