Mara Berni - Una stella comasca del cinema Stampa
Martedì 17 Luglio 2012
Personaggi - Ha girato film con grandi attori quali Sordi, Totò, Peppino De Filippo, Giulietta Masina ma la sua vera passione era il teatro
Rintracciarla non è stato facile. Stabilito il contatto, però, la sua voce da Nizza - dove adesso vive e coltiva un’autentica passione per i gatti - arriva forte e chiara, ormai priva di inflessioni comasche. «Ma a Roma - obietta lei - mi dicono che ho mantenuto un po’ del nostro accento».
Mara Berni, nome d’arte di Mara Bernasconi, è stata un’attrice di successo degli anni ’50 e ’60. Nativa di Brunate, ha lasciato il Lario giovanissima per una carriera che l’ha portata a girare una quarantina di film, alcuni dei quali con Totò e Alberto Sordi, per citare solo due tra i big che ha affiancato.
La sua bellezza sul set era proverbiale e una fotografia in bianco e nero, scattata in anni più recenti, lo conferma pure a distanza di tempo. A guardarla nell’età più matura, la si immagina protagonista di qualche film di Luis Buñuel, il maestro del surrealismo.
Da quanto non passa da Como?
«Da troppo tempo. Adoro la nostra città. Mio figlio abita a Cabiate. Io sto in Francia da una decina d’anni; prima vivevo a Roma? Adesso conduco una vita riservata, sono una solitaria, un’orsa. Era mia intenzione tornare a Brunate, che è un luogo meraviglioso, ma sarebbe scomodo. Sa che mio padre costruì il Faro di San Maurizio dedicato a Volta?».
Quali ricordi ha della nostra città, di Brunate, del lago?
«Di Brunate ricordo il clima stupendo, l’aria fresca di montagna man mano che si saliva con la funicolare. Si era immersi in un mare di nebbia e poi, all’improvviso, più in alto, spuntava di fronte il Monte Rosa. Mio figlio è nato sul Lago di Como, a Cernobbio. L’ho avuto giovanissima, a soli diciassette anni. Con il mio primo marito abitavo in una villa di colore rosso lungo la strada verso Piazza Santo Stefano, dove aveva soggiornato anche Giuseppe Verdi».
Cosa rimpiange di più di questi luoghi?
«I tanti ricordi belli della mia giovinezza. Frequentavo le scuole medie alle Orsoline. Qualche volta, scendendo da Brunate, perdevo la funicolare. Allora compravo tutti i biglietti così partiva solo per me. Questo mi divertiva moltissimo».
Come sbocciò la sua vocazione cinematografica?
«Per la verità, non ho mai avuto grande vocazione? Un cliente di mio padre gli disse che io potevo fare cinema. Così nacque l’idea di andare a Roma con mia mamma, prima in albergo e poi in una casa. Ma io non avevo il carattere per dedicarmi al cinema; mi interessava di più il teatro. Feci Elena nelle “Troiane” di Euripide, a Siracusa, recitai in alcune commedie di Plauto, come “La Fune”. Mi piaceva molto stare in scena con la maschera. Comporta una gestualità particolare».
Qual è il film che ricorda più di ogni altro?
«Certamente “Buonanotte avvocato”, quello che mi ha lanciato con Alberto Sordi. Poi “Accadde al penitenziario” con Walter Chiari, “Il moralista” con Vittorio De Sica?».
Com’era Sordi in scena?
«Un grande attore, coraggioso, perché sosteneva senza problemi anche parti negative».
Dopo il cinema cos’ha fatto?
«Mi sono dedicata alla fotografia. Ho scattato immagini di Kawabata, il primo Premio Nobel giapponese della Letteratura. Ho immortalato Virna Lisi, che mi ha dato fiducia quando nessuno credeva in me come fotografa. Settimanali illustrati, come “Gioia” e ”Amica”, hanno pubblicato i miei scatti. Adesso fotografo i miei gatti e i miei fiori e, soprattutto, la mia nipotina di sei mesi avuta da mia figlia che ha vent’anni».
Che tipo di attrice era lei, quali parti prediligeva?
«Il genere brillante, anche se è più difficile far ridere che far piangere. Io avevo un po’ il clichè della bionda sexy e questo mi ha un penalizzato, perché mi piacevano le parti drammatiche».
Lei ha lavorato con grandi attori: qual era il più bravo?
«Difficile dire. Guardi, io feci l’errore di rifiutare il teatro con Eduardo De Filippo. Obiettai che non sapevo parlare in napoletano. Sbagliai anche quando dissi di no a Garinei e Giovannini, che mi avevano offerto di entrare nella loro compagnia. Non accettai, anche se per insistere mi aspettavano a braccia conserte impazienti davanti al camerino».
Con quale attore si trovava meglio in scena?
«Eh, torniamo agli attori di teatro, per esempio a Nino Besozzi, che fece la parte di mio marito. Oppure a Lina Volonghi. Nel cinema, Sordi era un grande, ma mi cambiava le frasi appena prima della scena e dovevo correre ai ripari».
Come mai ha scelto Nizza come luogo dove vivere?
«È accaduto dopo la fine del mio secondo matrimonio con un uomo di origine pakistana, più giovane di me, di cui ero innamoratissima. Da lui, grazie agli aiuti della scienza, ho avuto in età già avanzata una bambina. Poi i nostri rapporti si sono irrimediabilmente guastati. Quando nostra figlia aveva tre anni ho dovuto separarmi e mi sono rifugiata a Nizza. Adesso voglio divorziare».

Marco Guggiari

Nella foto:
Una fotografia di Mara Berni scattata alcuni anni fa. Nella sua carriera artistica l’attrice si è dedicata al teatro, al cinema e alla fotografia. Ha avuto due mariti ed è diventata nonna sei mesi fa
 

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