La ricetta di Luigi Cavadini. «Ancora mostre a Villa Olmo ma la priorità sono i musei» Stampa E-mail
Martedì 05 Giugno 2012
Expo 2015 e itinerari tematici le risorse su cui puntare
I comaschi non lo sanno e tantomeno lo sa la massa dei turisti (l’affluenza ha toccato medie imbarazzanti, da “Deserto dei Tartari”: 3 visitatori al giorno) ma la Pinacoteca civica di Palazzo Volpi in via Diaz 84 è piena di tesori, dall’antichità al Novecento. E così pure gli altri poli del sistema museale comasco, come il Museo Archeologico Giovio, lo storico “Garibaldi” e il Tempio Voltiano. «La priorità assoluta sarà dare nuova vita ai musei», dice il neoassessore a Cultura, Biblioteca , Musei, Grandi Eventi, Turismo e Sport della giunta Lucini, Luigi Cavadini. Un sestetto di deleghe importanti, per una città che anche alla luce dell’Expo vuol giocare, e non da oggi, la carta del turismo culturale. «Turismo e cultura sono sfide per la città da affrontare assolutamente insieme - dice Cavadini - ad esempio credendo nell’Expo 2015 - senza strafare perché non credo ai miracoli - ma anche sulle proposte di itinerari tematici. Conto di riaprire quanto prima al pubblico la “Porta Pretoria” già restaurata, sotto l’ex scuola Parini. Voglio che Como si riappropri di questo tesoro. È l’antica via d’accesso alla città di epoca romana e voglio che torni presto visibile. Così come intendo incentivare gli itinerari alla scoperta del Romanico e del Razionalismo. Da soli, questi tre periodi storici sono già un biglietto da visita di tutto rispetto. Il turismo a Como non è solo il lago».
Un critico d’arte prestato alla politica, Cavadini, nato nel 1950 a Faloppio, è anche direttore del Museo d’Arte di Lissone. Carica che alla scadenza non intende rinnovare, per dedicarsi all’assessorato. In cui dovrebbe contare sullo stesso staff in forze all’Ufficio Cultura dell’era Gaddi. La primissima scadenza dell’agenda sarà l’organizzazione dell’estate comasca: impossibile varare un bando per la kermesse “Es.Co” di gaddiana memoria: mancano tempi e fondi.
«Ma un cartellone lo stiamo preparando - dice Cavadini - A tale scopo è in corso un coordinamento delle associazioni che propongono spettacoli in città per l’estate».
Una eredità importante, quella che Cavadini raccoglie dal predecessore del centrodestra Sergio Gaddi, dopo nove anni di grandi mostre a Villa Olmo. L’ex assessore ora in minoranza, responsabile anche della delega al Bilancio, è commercialista. Anche Cavadini ha avuto a che fare con i numeri: è laureato in matematica anche se è attivo nella critica d’arte dagli anni Settanta. Con responsabilità manageriali anche all’estero.
Assessore, finita l’era Gaddi inizia l’era Cavadini. Lei è specializzato nell’Astrattismo comasco, ha firmato i cataloghi di maestri come Carla Badiali e Aldo Galli. E, in passato, non ha risparmiato critiche alle grandi mostre di Villa Olmo. Niente più Rubens o Magritte, a Como?
«Sgomberiamo il campo: mi sono occupato anche di altro: a Como ho fatto mostre di Kandinsky, e in Svizzera di Goya e di Kirchner. E poi sul caso Villa Olmo preciso che una mostra non si misura solo con i numeri, con la quantità di visitatori, ma con la qualità della proposta culturale».
E questa è la sua prima critica a Gaddi. La pars construens?
«Con Gaddi mi sto consultando proprio in questi giorni».
Per il passaggio di consegne o rientreranno dalla finestra i progetti che l’ex assessore aveva in mente per Villa Olmo? Aria di inciuci?
«Lo escludo».
E quindi la storica dimora a lago non ospiterà più grandi eventi?
«E chi lo dice? Siamo a giugno, c’è il tempo per pensare a un progetto organico per marzo 2013».
Quale?
«Non posso anticipare nulla, dobbiamo condividere i progetti in giunta e fare i conti con le risorse che abbiamo a disposizione. Anche perché sono convinto che dobbiamo ripensare pure gli spazi espositivi - penso in particolare ai problemi strutturali di San Pietro in Atrio - e dare a ogni luogo un’identità perché il pubblico possa riconoscervi un prodotto culturale definito: qui la mostra dell’esordiente, là il maestro. E non dimentichiamo la patata bollente dell’ex Politeama: in giunta ne abbiamo già parlato. E poi dovremo meditare sull’interazione tra musei e Biblioteca. Inoltre, le mostre che un ente pubblico produce devono avere un forte risvolto culturale, ogni progetto deve dare un contributo di crescita alla comunità che lo ospita, dare qualcosa che prima non c’era. In questi anni, con le mostre di Gaddi molti si sono avvicinati all’arte, ma serve qualcosa in più. Soprattutto per vitalizzare i musei. Non basta un “biglietto integrato” per portare i visitatori di Villa Olmo a scoprire le nostre collezioni. Ripeto, dobbiamo pensare all’arte come uno strumento di crescita culturale per chi le visita e per chi le studia, per la città tutta insomma».
Caso vuole che Gaddi rimanga curatore della mostra “La Dinastia Brueghel” fino al 29 luglio. Pur essendo all’opposizione. In agenda lascia, senza data, la mostra tante volte rimandata sui disegni dell’architetto futurista Antonio Sant’Elia in Pinacoteca.
«È un progetto da mettere a punto, la mostra su Sant’Elia. E non è detto che sia solo in Pinacoteca. Senz’altro l’architetto lariano è uno dei punti di riferimento della cultura europea del ’900 e come tale va scoperto anche fuori dalla cerchia degli estimatori del Futurismo. Occorre interrogarsi sull’identità di questa mostra, pensata come un museo temporaneo su Sant’Elia. In generale, penso che ogni progetto sia da condividere con la giunta e con il sindaco, prima di tutto».
Altra frecciata a Gaddi?
«Non si può costruire una mostra in pochi mesi, annunciarla a poche settimane dall’inaugurazione. Per un progetto serio occorre un anno e mezzo, due anni di lavoro». E poi un annuncio, di nuovo in tema architettura: «Celebreremo - dice Cavadini - l’opera dell’architetto Cesare Cattaneo, di cui ricorre il centenario della nascita, con un grande convegno nel 2013 a coronamento di una mostra a lui dedicata che toccherà Roma e la Casa del Palladio a Vicenza». Cattaneo è il grande artefice della fontana di Camerlata, firmata con Mario Radice. Su quest’opera uscirà in luglio un apposito saggio edito dall’Archivio Cattaneo. «Merita di essere restaurata», sottolinea Cavadini.
E lo sport, altra sua delega?
«Anche qui dovremo confrontarci sullo stato delle strutture e sul loro uso, e con le associazioni del territorio. La parola d’ordine è gioco di squadra, come per la cultura e il turismo. E dialogo costante con gli operatori».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Pubblico in coda per Brueghel a Villa Olmo. Sotto a destra, particolare della “Porta Pretoria”
 

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