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| Sergio Simone: «Un blocco sociale nuovo e cattolico» |
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| Mercoledì 23 Maggio 2012 | |||
![]() L’ex primo cittadino Mario Lucini è il terzo sindaco della città a provenire dalle file della sinistra. Il primo, nel 1985, è stato Sergio Simone, eletto a capo di una giunta pentapartito (Dc-Psi-Psdi-Pri-Pli) e rimasto in carica oltre due anni. Dopo Simone, nel 1992, fu la volta di Renzo Pigni, in sella per un anno. «Sono trascorsi 27 anni - dice oggi Simone - siamo in un contesto politico completamente differente. Impossibile fare paragoni». L’elezione di Lucini è comunque occasione per riflettere sulla politica e la città, sul rapporto che lega Como alla sua classe dirigente. «Sul risultato, inatteso nelle proporzioni ma molto chiaro nella sostanza, ha influito sicuramente il dato nazionale. C’è un clima di protesta generale verso la politica e i partiti, è un dato oggettivo». Tuttavia, dice ancora Sergio Simone, «la vittoria di Lucini si spiega anche con una realtà, quella comasca, profondamente moderata e mai portata agli eccessi. Sulla protesta, che altrove è sfociata nel voto ad esempio a Grillo, qui da noi è prevalsa la volontà di cambiamento». E il giudizio sul governo della giunta uscente? «Ha influito molto - dice Simone - Ha pesato sia come sono stati affrontati i grandi problemi sia come non sono stati affrontati i piccoli problemi. Nel secondo mandato di Stefano Bruni c’è stata assenza sui temi di fondo, anche i più minuti, e insieme l’incapacità di costruire prospettive di rilancio del tessuto economico». Infine, un accenno al ruolo della Chiesa e del mondo cattolico. «Se si guarda la composizione delle liste che hanno sostenuto Lucini si vede come molti candidati provengano dal mondo cattolico impegnato. Attorno al neosindaco si sono mobilitate le parrocchie e le associazioni. Si è insomma spostato un blocco sociale, cosa che con il precedente vescovo, forse, non sarebbe stata possibile».
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