| Lo scrittore Mauro Corona - «Amate il Lario» |
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| Venerdì 20 Aprile 2012 | |||
Personaggi - Oggi lo scrittore, che ha appena pubblicato “Come sasso nella corrente”, è ospite con il figlio Matteo alla libreria Ubik di Como«Questo libro è il mio testamento». Non fa giri di parole Mauro Corona, e i suoi lettori lo sanno bene. La sincerità, la schiettezza, il darsi senza riserve sono i tratti scolpiti di questo scrittore-scultore viscerale, a volte scomodo, ma che non lascia indifferenti. E anche nel suo ultimo libro Come sasso nella corrente (Mondadori) non fa sconti, soprattutto a se stesso. Mauro Corona farà come il protagonista del libro? Dirà addio al mondo e si ritirerà a vivere in una baita tra le amate montagne? «Sì. Mi do tempo due anni. Sono stanco del mondo, delle ipocrisie, della cattiveria degli uomini. Prima di morire volevo dire delle cose. Questo libro è il testamento di un uomo che ha vissuto nell’ipocrisia e nella vanità». Lei scrive: «Quel che è accaduto va consegnato ad altri, un essere umano non può tenersi dentro tutto». «Certo, la scrittura è l’unica salvezza. Ma è anche un’arma a doppio taglio. Mettiamo noi stessi nelle pagine. Io ho letto, per esempio, i libri del vostro Andrea Vitali e ho colto le atmosfere del Lago di Como, i personaggi, le storie, ma dietro ogni parola c’è lui, lo scrittore, i suoi ricordi e le sue emozioni». Nei suoi libri, la natura e il paesaggio sono sempre co-protagonisti. E anche la mano dell’uomo che la distrugge, come nel caso della diga del Vajont. «L’uomo vuole solo fare soldi. Non è vero che la natura è matrigna. Pessoa ha scritto “la natura mai si ricorda”. Siamo noi i killer. La natura si stiracchia e, a volte, magari può mandarti una frana. Ma è l’uomo la brutta bestia». Come fare a proteggere i luoghi in cui viviamo? «Continuiamo a dire che bisogna dare spazio ai giovani perché hanno più creatività, fantasia, più coraggio. È vero, e da loro dovremmo imparare ad amare la montagna, ad amare il vostro lago, ma come fanno con una classe politica di vecchi che non se ne vuole andare?». Tornando al suo nuovo libro, il protagonista trova un balsamo nell’amore per una donna. «Sì, ma è un amore sognato che non si può realizzare. Alla fine, l’amore è cullato solo dalla follia». Nonostante il pessimismo, Mauro Corona confessa di aver avuto tante gioie dalla vita e, tra queste, i suoi figli. Uno di loro, Matteo, lo affiancherà oggi, alle 18, alla libreria Ubik di Como in piazza San Fedele dove, appunto, padre e figlio presenteranno i rispettivi libri. Nell’esordio letterario di Matteo Corona una storia completamente diversa da quella del padre. Sulla scia della cruda fantasy alla Aldo Nove e alla Chuk Palahniuk, scrittori che ama molto, Matteo Corona ha confezionato un racconto duro e sconvolgente. Un thriller psicologico intitolato Nelle mani dell’uomo corvo (Edizioni Biblioteca dell’Immagine), che ha per protagonista una giovane donna rapita e tenuta segregata dal suo aguzzino in una prigione-bunker. Pagina dopo pagina, si è risucchiati da una narrazione sincopata, con le giornate della protagonista scandite dalla violenza fisica e dagli abusi. Una vicenda portata all’estremo da un’esigenza stilistica, ma che non può non far pensare alla quotidiana violenza subita dalle donne. «Le donne che l’hanno letto - spiega Matteo Corona - mi hanno riportato l’impressione di un pugno nello stomaco. Non solo per la violenza fisica, ma anche per quella psicologica. Il codice maschile che prevarica ed è pervasivo nella mia storia diventa violenza fisica e morale. Quello che ho voluto esprimere è la forza simbolica del dolore. Il dolore ti fa percepire l’ingiustizia, mentre il riscatto arriva con la maternità: il potere di rigenerare, di formare nuove vite - e non solo in senso biologico - è la cifra del femminile. Io penso che oggi la donna sia una figura eroica». Katia Trinca Colonel
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Personaggi - Oggi lo scrittore, che ha appena pubblicato “Come sasso nella corrente”, è ospite con il figlio Matteo alla libreria Ubik di Como
