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Quel “bestiario” di Plinio tra fantasie e curiosità Stampa E-mail
Domenica 11 Marzo 2012
La fonte antica
«Il fiato del leone è molto velenoso, quello dell’orso è pestilenziale». E ancora: «Il fiato degli elefanti fa uscir fuori i serpenti, invece quello dei cervi li brucia». Da parte loro, «le vespe sono avide di carne di serpente e questo cibo rende mortali le loro punture». È il “bestiario” di Plinio il Vecchio, ossia la brulicante e spettacolare zoologia fantastica dei libri (dall’ottavo all’undicesimo) della Naturalis historia dell’erudito comasco. Li ha da poco pubblica Rizzoli nella serie “Classici greci e latini” della collezione Bur. Sono le Storie naturali (Libri VIII-XI), un volume di 662 pagine in vendita a 11 euro. La cura dell’opera è del latinista Francesco Maspero.

Si tratta di quattro tra i libri più suggestivi dei 37 che, oscillando di continuo tra realismo e leggenda, compongono il monumentale affresco enciclopedico della Naturalis historia, in cui il grande enciclopedista lariano del I secolo d.C. si occupa dei tanti aspetti che compongono il regno animale come era conosciuto alla sua epoca (alcune delle descrizioni più divertenti sono nell’immagine qui sopra). Per parlare di animali che strisciano, volano o nuotano, Plinio si affida sì alla sua fonte scientifica primaria, e cioè l’Aristotele dell’Historia animalium e del trattato De partibus animalium, ma spesso se ne discosta sulle ali della magia e del mito, e schiaccia spesso sul pedale della fantasia. È un letterato teso alla conoscenza e alla contemplazione del meraviglioso, più che un cultore dell’esattezza. Eppure questo messaggio che ci arriva dall’antichità ancora oggi sorprende per la vivezza delle descrizioni, anche se ampiamente superate dall’indagine scientifica.

Lorenzo Morandotti

 

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