| «Ai giovani comaschi dico: vincete la pigrizia» |
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| Martedì 06 Marzo 2012 | |||
Carlotta Cavalleri, 23 anni, lavora a Kuala Lumpur: «Inglese indispensabile all’estero o in Italia»Da San Fedele Intelvi a Kuala Lumpur, capitale della Malesia. È la scelta fatta da Carlotta Cavalleri, 23 anni, volata nel 2010 dalla verde valle del Comasco al capo opposto del mondo, nel Sudest asiatico. Un’esperienza “estrema” solo per chi non valuta la difficoltà dei giovani a soddisfare aspirazioni professionali oggi in Italia. Anche senza posto fisso. Carlotta ammette solo a denti stretti che Como le manca, ma intanto vive un’esperienza estremamente interessante in un Paese che negli ultimi trent’anni ha avuto uno straordinario sviluppo economico ed è leader mondiale nella produzione di componenti elettronici. Diplomata al liceo classico “Alessandro Volta” e laureata in Mediazione linguistica e culturale all’università degli Studi di Milano, ha conseguito un master proprio a Kuala Lumpur. Conosce l’arabo e l’inglese e dopo vari lavori, tra i quali la ricercatrice e l’assistente editoriale, attualmente è segretario generale e coordinatore della Camera di Commercio arabo-malese. Ecco il suo racconto. Cosa l’ha spinta a laurearsi all’estero scegliendo la Malesia? «Principalmente una borsa di studio offerta da University Malaya, storico ateneo pubblico di Kuala Lumpur, che aderisce al programma dell’Asia-Europe Meeting (Asem) per la promozione dello studio dell’Unione Europea e di altri modelli di integrazione regionale (alias, Sudest Asiatico)». Come si trova in Malesia dal punto di vista delle abitudini di vita? «La Malesia è un luogo molto ospitale per un europeo, in cui, volendo, è facile conservare le proprie “occidentalissime” abitudini intatte. D’altra parte, dipende dall’elasticità ed empaticità individuali e quanto si sia disposti a farsi permeare dalla cultura locale, rendendo, sì, le proprie abitudini un po’ più malesi; che è in fondo il senso di scegliere di vivere all’estero, credo». Ha intenzione di tornare in Italia? «Certo, una volta esaurito il mio attuale contratto. Purtroppo in questo momento non ho un preciso progetto di studio o lavorativo in Italia che faciliti un mio rientro. Penso al mio ritorno in Italia come un ritorno agli affetti». Non le manca Como? «Molto, naturalmente. Ho nostalgia di piazza Volta, Porta Torre e le colonne del mio liceo, il lungolago di Villa Geno, i volti noti, i volti amici, e tutti i ricordi della mia adolescenza». Che consiglio darebbe ai giovani comaschi che stanno per diplomarsi alla fine del corso di studi nelle scuole superiori? «Per fare una buona scelta iniziale non è necessario avere le idee definitivamente chiare sulle proprie aspirazioni lavorative, ma cercare di elaborare un progetto realistico aiuta. Consiglierei perciò di superare pigrizie e procrastinamenti per investire un certo sforzo nella raccolta di informazioni il più possibile accurate circa le future opzioni di studio. A riguardo, essere critici non guasta: a volte l’università-azienda propina corsi di studio come prodotti in vendita. Da ultimo, che si decida di vivere in Italia o all’estero, per qualsiasi professionista la conoscenza della lingua inglese è uno strumento indispensabile e, nel caso se ne conquisti la padronanza, qualificante». Qual è la differenza più marcata tra lo studio e il lavoro in Italia e in Malesia? «Riguardo lo studio, molti dei miei docenti in Malesia erano europei, perciò non ho percepito una differenza sostanziale. Quanto alla professione, sebbene non sia immediato per uno straniero trovare un buon lavoro (per via della concorrenza internazionale, di un velato protezionismo e della severità dell’Immigrazione Malese), ho constatato che la Malesia, in questo momento, offre comunque a un neo-laureato intraprendente più possibilità e, mediamente, più interessanti, che non l’Italia». Marco Guggiari
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Carlotta Cavalleri, 23 anni, lavora a Kuala Lumpur: «Inglese indispensabile all’estero o in Italia»
