Gondole - Magia lariana Stampa E-mail
Domenica 15 Gennaio 2012
Trasporti - Un libro rievoca l’epopea delle caratteristiche imbarcazioni che solcavano il Lago di Como per trasportare persone, animali e merci varie
C’è un involontario segno dei tempi nel nuovo capitolo della storia vissuta dalle genti del Lario scritto da Lucia Sala, appassionata ricercatrice di Bellagio, che dopo i volumi Tacàa al fooch e Soldi sudati, pubblica da New Press Cento gondole lariane. Vita e lavoro con le grandi barche nel racconto dei protagonisti (pp. 238, 24 euro).

Nel difficile momento in cui la crisi fa sentire le sue ricadute anche sulle linee di navigazione lacustre, può essere importante uno sguardo sul rapporto secolare fra gli uomini delle rive e la grande distesa d’acqua che dalla Valtellina conduce alla pianura.
Il libro racconta infatti «il nostro Lario come non è più (?) quando era elemento di unione tra le sponde e tutto scorreva sull’acqua, quando dopo il mezzogiorno da Sant’Agostino in Como e dal porto di Lecco decine di barche cariche di merci spiegavano le vele e sciamavano verso i paesi del lago».
Questo lago, grande via di transito di persone e beni, rinasce dalle parole vive dei testimoni, ancora una volta ricercati ed ascoltati dall’autrice con la passione di sempre per la sua terra e i suoi personaggi: l’antica sapienza dei navigatori e le storie vissute a bordo della gondole sono rievocate da Mario Barindelli di Loppia e Adalberto Fumagalli di Menaggio, mentre la transumanza tra le sponde opposte, secolare pratica oggi scomparsa, è raccontata in particolare da Giovanni Cadenazzi di Tremezzo.
Le vicende delle grandi barche si intrecciano spesso con la grande storia. Gli uomini del lago sono nominati in occasione di una festa con naumachia all’Arena di Milano, alla presenza di Napoleone Bonaparte, nel 1811: si ricorda nell’elenco degli equipaggi quello di Bellagio, guidato da Martino Barindelli. Durante la Prima Guerra Mondiale, quando a sostituire i barcaioli maschi chiamati al fronte furono spesso le donne di casa, due gondole dei Barindelli di Loppia, la Rosina - tuttora esistente - e la Maria, furono requisite per i trasporti bellici, e Lorenzo Barindelli le andò a riprendere a Venezia e a Pavia dopo la guerra, con un rimorchiatore a vapore, navigando lungo le vie d’acqua.
Nel secondo dopoguerra, all’epoca dei motoscafi, racconta Mario Barindelli, «con il turismo degli anni ’50 e ’60 ci fu lavoro per tutti»: a bordo delle imbarcazioni bellagine salirono personaggi come Wernher von Braun e i sovrani del Belgio.
Ma quella delle antiche barche lariane è soprattutto storia di lavoro quotidiano, di vita sociale, di religiosità, di tradizioni. I testimoni descrivono in pagine avvincenti i viaggi che conducevano ai mercati di Como e di Lecco, con le relative ordinazioni e gli scambi di merci, ma anche gli accorgimenti tecnici per salpare dai singoli porti seguendo la conformazione delle rive, cogliere al volo il soffio del Tivano o della Breva, prendere la rotta giusta e mantenerla.
Non manca la memoria di affondamenti, urti, uragani, alluvioni, in cui le vittime pagarono al lago e alle sue insidie il prezzo di una consuetudine quotidiana di lavoro.
Mario Barindelli nomina, paese per paese, molte delle antiche barche, presenze familiari che accoglievano le persone e le merci solcando infaticabili le acque del lago. Adalberto Fumagalli ricorda l’attività della sua famiglia a Menaggio, cominciata acquistando carbonella, bozzoli di seta, burro e formaggi dai contadini delle valli, per poi venderle in città trasportandole via lago su una gondola. Il servizio si estese al lago di Lugano, utilizzando anche la ferrovia Menaggio-Porlezza.
Le merci trasportate dai Fumagalli erano molte: quintali di castagne in autunno, balle di stracci, a mucche, fieno, legna. Dalle città salivano verso i paesi rivieraschi le farine, la pasta, l’aceto e gli altri generi alimentari, la calce viva, la carta.
A Menaggio erano ormeggiate anche le gondole dei Pensa, che con due grosse barche servivano anche la ferriera di Dongo, e quella di Berto Selva di Bellano, famoso per il trasporto del ghiaccio dal Lago di Piano ai paesi del centro lago.
Giovanni Cadenazzi ricorda invece che in occasione della transumanza, quando i suoi antenati portavano le mucche da Tremezzo sugli alpeggi di Lemna e Palanzo, «il suono dei campanacci risuonava per tutto il lago, anche a grandi distanze». Le mucche attraversavano il lago sulle gondole, insieme a cavalli, asini, maiali, capre. Le imbarcazioni servivano anche in occasione delle numerose fiere degli animali che segnavano i ritmi delle feste e delle stagioni lungo le rive del Lario. Dagli anni’50, la grande via commerciale del lago lasciò il posto al trasporto su strada.

Giuliana Panzeri

Nella foto:
La suggestiva immagine che campeggia sulla copertina del volume Cento gondole lariane di Lucia Sala
 

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