| Sconti, omaggi e un cambio “speciale”. Così Chiasso si difende dal super-franco |
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| Mercoledì 07 Settembre 2011 | |||
Per non perdere clienti, 40 esercenti fissano a 1,30 il rapporto con l’euroI posteggi dei supermercati italiani scoppiano di auto con targhe svizzere. E i commercianti ticinesi non sanno più cosa inventare: non tanto, o non solo, per riportare a Chiasso qualche cliente italiano («Quelli – dicono – li abbiamo persi da tempo»), quanto per evitare che gli svizzeri varchino il confine pure per comprare un pacco di pasta. Sono gli effetti del super-franco, protagonista di un’incredibile corsa al rialzo che, nei mesi scorsi, ha portato il cambio sull’orlo di un’incredibile parità, uno a uno. A Roma, Torino o Genova la gente se ne infischia; ma a Como e a Chiasso, sulla fascia di confine italo-svizzera, una massaia conosce il cambio meglio di un agente di borsa. Più il franco è forte, più conviene comprare in Italia, tanto agli italiani quanto agli svizzeri. E così, per tentare di frenare l’emorragia di clienti, quaranta commercianti del centro di Chiasso hanno aderito a una singolare iniziativa: da venerdì cambio fisso a 1,30 franchi per un euro. Più basso rispetto all’1,11 di settimana scorsa, e più basso persino di quell’1,20 fissato ieri mattina dalla Banca Nazionale Svizzera come corso minimo di cambio. Ci rimettono qualcosa, ma almeno non rischiano di perdere i clienti svizzeri, ipotesi che nel lungo periodo sarebbe peggiore. «Il cambio – dice Francesco Pfahler, del Gruppo Commercianti Chiasso – determina il comportamento dei clienti svizzeri. Perciò abbiamo lanciato questa proposta: cambio fisso a 1,30 franchi a chi si presenta con contanti europei». In pochi giorni hanno aderito all’iniziativa oltre 40 esercenti del centro. Uno di questi è Sara Pace, gioielliera e orologiaia. «Avevamo molti clienti milanesi, che ora non si vedono più – dice – il cambio ci sta penalizzando. Troppo. Così, pure noi applicheremo una conversione di 1,30 franchi per un euro». Ogni commerciante affila un’arma contro il franco forte. Chi aderisce alla campagna del cambio fisso, chi aumenta gli sconti. O chi, come l’orologiaio Gabriele Motta, punta sul servizio. «Cerchiamo di dare il massimo in termini di assistenza post-vendita. L’italiano medio è disposto a spendere qualcosa in più, perché cerca ancora la professionalità e la competenza dell’orologiaio svizzero. Il cambio, comunque, muove masse di clienti, basta fare un giro nei centri commerciali italiani sul confine: sono pieni di auto svizzere». «Noi compriamo il 90% della merce in euro, per poter offrire ai clienti un prezzo più competitivo – aggiunge Carlo Cohen, presidente del Gruppo Commercianti Chiasso – con il franco così forte, ormai, la maggior parte dei clienti italiani è scappata. Cerchiamo almeno di non perdere gli svizzeri, che sono molto sensibili al cambio». Secondo Cohen esiste una soglia psicologica – 1,30 franchi per un euro – prima e dopo la quale il comportamento dei clienti cambia. E i frontalieri italiani che lavorano in Svizzera? «Prima compravano qui – racconta Massimiliano Alonzo, di Max Sport – ora vanno ad acquistare nei negozi italiani. Per riequilibrare il commercio tra Italia e Svizzera, il cambio dovrebbe tornare a quota 1,5». Adele Porro, commerciante di abbigliamento, usa strategie diverse a seconda della nazionalità del cliente: «Agli svizzeri offriamo sconti forti, agli italiani applichiamo un cambio vantaggioso e regaliamo alcune riparazioni. Tutti sono sensibili al cambio, i clienti sono molto attenti». Quindi: cambio fisso (e più vantaggioso rispetto a quello ufficiale), sconti extra o assistenza post-vendita. Così i commercianti di Chiasso cercano di combattere il super-franco, che non solo scoraggia i clienti italiani, ma fa scappare a Como persino quelli svizzeri. Per i frontalieri la situazione è più complessa. Se il franco sale, quando gli italiani che lavorano in Svizzera cambiano lo stipendio (ricevuto in franchi) guadagnano. Ma una moneta troppo forte rende anche i prodotti svizzeri molto costosi. E anche per questo motivo, ieri mattina la Banca Nazionale Svizzera ha fissato un minimo di 1,2 franchi-euro. Se le aziende elvetiche esportano poco e vanno in crisi, i primi a saltare sono proprio i frontalieri, che forse ora rinuncerebbero a una manciata di euro di stipendio in cambio di qualche certezza in più sul posto di lavoro. Andrea Bambace
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Per non perdere clienti, 40 esercenti fissano a 1,30 il rapporto con l’euro
