| Claudio Gentile «Sarò il ct libico» |
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| Mercoledì 24 Agosto 2011 | |||
Personaggi - Il calciatore lariano campione del mondo con Bearzot si candida a direttore tecnico della Nazionale nel Paese libero dalla dittatura di Gheddafi«A Tripoli sono nato e ho trascorso l’infanzia». A 8 anni l’esilio La casa accanto all’oratorio, la chiesa, la stazione ferroviaria. Un’immagine un po’ sbiadita dal tempo, ma impressa in modo indelebile nella mente. Un’istantanea di Tripoli esattamente mezzo secolo fa, nel 1961, quando un Claudio Gentile bambino è fuggito in fretta e furia con i genitori dalla Libia. Per non tornarci più. Almeno fino a oggi. Cinquant’anni dopo quella fuga obbligata da Tripoli, infatti, il calciatore comasco, campione del mondo della Nazionale di Bearzot nel 1982, spera di poter tornare al più presto nella città in cui ha visto la luce. E magari fare il ct della Nazionale libica. «A Tripoli sono nato e ho trascorso l’infanzia – ricorda – Nel 1961, Gheddafi ha deciso per legge che chiunque non fosse nato nella città non poteva più restare. I miei genitori vivevano in Libia da 35 anni, ma siamo stati costretti a fuggire. Da allora non ho più potuto rientrare». Da giorni ormai, Gentile si tiene costantemente aggiornato sulla situazione nel suo Paese natale. «Seguo in ogni momento, tramite la televisione e i giornali, l’evolversi della situazione - dice - Appena sarà possibile vorrei tornare per rivedere i luoghi che Gheddafi non mi ha mai dato la possibilità di visitare. Spero davvero che questo Paese possa finalmente avere la libertà e la democrazia che merita». Il campione del mondo ha trascorso i primi 8 anni della sua vita a Tripoli. Senza dubbio, nella città in queste ore trasformata in un campo di battaglia, ha tirato i primi calci a un pallone. «È passato molto tempo ma ricordo la nostra casa, che era vicino all’oratorio – dice Gentile – Ricordo bene la chiesa e la stazione ferroviaria, che era dalle nostre parti. Non so però come siano quei luoghi oggi, dopo cinquant’anni. Spero davvero di poterci tornare presto». Dalla Libia, dopo la fuga obbligata con i genitori, Claudio Gentile è approdato a Brunate, paese d’origine della sua famiglia e nel quale poi è rimasto. «Non mi è mai stato possibile tornare in Libia, anche solo per un breve periodo – dice – Naturalmente, mi auguro che adesso le cose possano cambiare davvero. Non so ancora quando potrò programmare il viaggio. Mi auguro a breve». E come detto Gentile non vorrebbe solo tornare per una nostalgica visita nel luogo in cui è nato e dove ha trascorso l’infanzia. Il calciatore, già allenatore della Nazionale Italiana Under 21, in Libia sarebbe disposto anche a lavorare, magari proprio come commissario tecnico della Nazionale. Attualmente, l’allenatore ufficiale è il brasiliano Marcos Paquetà, che nel febbraio scorso però è fuggito dalla Libia e si è rifugiato nella sua terra natale. «So benissimo che in questo momento il ruolo di ct della Libia non sarebbe certo prestigioso – dice Gentile – Il mio però non è un ragionamento legato alla carriera ma piuttosto un discorso affettivo. Sono legato al Paese in cui sono nato e dove i miei genitori hanno vissuto a lungo e mi piacerebbe poter fare qualcosa». «Se ci fossero le condizioni sarei disposto ad andare ad allenare la Nazionale – conclude Claudio Gentile – Naturalmente, dovrei essere sicuro di poter avere la massima libertà di azione, di poter scegliere i giocatori e le tattiche in modo autonomo. Fino ad oggi questo non è mai stato possibile perché a comandare davvero è sempre stato solo il figlio di Gheddafi. Se si aprissero nuove strade però sarei pronto ad accettare un eventuale incarico». Anna Campaniello
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