Berti in Giappone: «Diamo sollievo alla popolazione, voglio restare» Stampa E-mail
Martedì 15 Marzo 2011
Il tenore comasco a Yokohama
Trionfa “Tosca” a Yokohama. Pare una stecca fuori luogo in queste drammatiche ore - con la conta dei morti che cresce di minuto in minuto e la minaccia delle centrali nucleari che tiene tutto il mondo con il fiato sospeso - la news lanciata dal sito del Maggio Fiorentino.
Domenica 13 marzo, a poco più di quarantotto ore dalla scossa di terremoto che ha devastato il Giappone, al Teatro di Yokohama è andata in scena l’opera di Puccini con gli orchestrali e i cantanti del Maggio Fiorentino nei termini esatti in cui lo spettacolo era stato pianificato.
Tra gli artisti, anche il tenore comasco Marco Berti che ha raccontato l’esperienza del terremoto vissuto per le strade di Tokyo e che ha fatto sapere di non avere intenzione di lasciare il Giappone. Berti ha ritenuto giusto continuare e mantenere gli impegni con gli organizzatori della stagione.
«Andrò avanti - ha spiegato il cantante - perché mi sono reso conto che la nostra arte può portare un minimo di sollievo alla popolazione. Quando ho visto gli spettatori con le lacrime agli occhi e gli applausi scroscianti alla fine dello spettacolo - ha continuato Berti – mi sono sentito obbligato a stare loro vicino. Perciò voglio assolutamente restare qui ed esibirmi anche a Tokyo il 19 e 20 marzo».
Ieri, invece, il maestro Zubin Metha ha diretto “La forza del destino” al Teatro Bunka Kaikan di Tokyo «Bisogna continuare a suonare e cantare per loro», ha dichiarato il maestro. La capienza massima del teatro è di 2.300 spettatori, ne sono arrivati 2.000 addirittura, in bicicletta o con mezzi di fortuna, e nel foyer principale del teatro spiccavano i drappi del tricolore italiano e il giglio fiorentino. Ci si chiede se sia opportuno o meno cantare e suonare mentre incombe un dolore così grande, certo è che al di là di qualsiasi personale opinione, l’entusiasmo e il calore che gli spettatori hanno dimostrato agli artisti italiani merita un profondo rispetto.

Katia Trinca Colonel

 

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